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JOSÉ-MARÍA TOMÁS LLAVADOR: rigenerazione sostenibile del Waterfront urbano della Spezia

Intervento dell'architetto Llavador in occasione dell'ultima presentazione pubblica del nuovo progetto di waterfront tenutasi a Porto Lotti il 21 giugno scorso

“Desidero ringraziare il porto, il comune e la regione per l’entusiasmo e lo sforzo nel procedere in questo grande progetto, così importante per la trasformazione della Spezia e per i cittadini. Desidero ringraziare anche tutta la squadra, cominciando da Amedeo e Andrea Schiattarella e Aldo Mazzanobile, oltre a Pilar Martí e a tutti i professionisti che collaborano con lei. In questo momento mi sento semplicemente il portavoce di un lavoro di squadra e collettivo in cui tutti, cittadini, amministrazione e architetti, sono imprescindibili.

 

Attualmente, ricorre molto spesso il dibattito sui profondi squilibri che si sono creati con la prima e la seconda industrializzazione del XIX secolo e con l’ultima rivoluzione tecnologica della fine del XX secolo.

 

Si apre ora un nuovo periodo nel quale dobbiamo recuperare l’equilibrio perso. E, in questa situazione, l’architetto è la figura che acquisisce un grande carico di responsabilità sociale: quella di ordinare la città, in equilibrio e in armonia con se stessa e con il territorio.

 

La città antica, fino al XIX secolo, si manteneva in equilibrio. I residui prodotti dalle attività artigianali o dalle città erano riassorbiti nei lavori agricoli. Tuttavia, con l’esplosione industriale del XIX secolo e la rivoluzione tecnologica del XX, l’uomo può rompere le barriere della tecnica costruttiva tradizionale, riscaldare edifici in zone fredde, raffreddarli nel deserto, costruire edifici di cristallo, trasportare l’uomo nello spazio, ecc. I residui prodotti da questa frenetica attività non sono più facilmente riassorbibili, il che ha causato profondi squilibri nella città e nel territorio. L’equilibrio si è rotto.

 

Il ciclo del liberalismo, della società borghese e del razionalismo degli ultimi due secoli è giunto al termine, coincidendo inoltre con un ciclo economico indebolito. Il processo si è esaurito e le città necessitano di nuove pianificazioni e nuovi strumenti.

 

Oggi predomina un nuovo modo di intervenire nella città, il quale ruota intorno allo Sviluppo Sostenibile, al rispetto dell’ambiente, visto come conciliazione fra sviluppo tecnologico, progresso sociale e natura.

 

 

MASTERPLAN WATERFRONT LA SPEZIA

 

Il progetto di masterplan Waterfront della Spezia è risultato dal Concorso Internazionale per lo sviluppo del Waterfront della Spezia in Italia, bandito dall’Autorità Portuale e dal Comune della Spezia.

 

Il progetto prevede lo sviluppo di un nuovo waterfront urbano nel porto, enclave commerciale della zona industriale di Milano e Torino, verso l’Europa centrale e punto di ingresso per grandi destinazioni turistiche come Firenze, Pisa, Genova o Siena.

 

Il progetto crea un nuovo tessuto urbano con usi promiscui (residenziali, terziari e commerciali) perfettamente provvisto di attrezzature pubbliche. Il piano recupera il collegamento tra la città e il mare, per lungo tempo condizionato dalle installazioni portuali, e ridefinisce gli usi dell’area di Calata Paita.

 

Nello sviluppo del Masterplan, si sono seguite le direttrici del progetto che ha vinto il concorso, apportandovi però delle modifiche che introducono miglioramenti rispetto al progetto presentato al concorso; tra questi miglioramenti si deve sottolineare il rispetto per l’intreccio urbano della Spezia; si sono rivalutati il verde e i percorsi pedonali, potenziandoli con l’aggregato degli usi che producono attività. La morfologia urbana derivante dal progetto del concorso resta invariata.

 

Il piano adotta strategie come il tracciato di una nuova linea di costa, la concentrazione delle attrezzature in isole sull’acqua e l’interramento del traffico veicolare, in modo che in superficie, intorno alla grande cintura di spazi verdi, predomini l’accesso pedonale al nuovo fronte marittimo e sia preservata la mescolanza di attività e usi, e l’importanza nel tessuto urbano, aggiungendovi un edificio sviluppato in altezza come riferimento per la zona.

 

I vecchi terreni residui e obsoleti che troviamo nelle città, anche qui alla Spezia, hanno dato luogo a grandi spazi vacanti: sono veri e propri spazi da sfruttare, per la città e i cittadini, da poter riutilizzare con criteri diversi da quelli convenzionali. In essi lo spazio vuoto acquisisce un protagonismo addizionale. Essi consentono la creazione di nuove aree di Centralità Urbana a uso composito, aree complesse della città, create intorno a grandi attrezzature urbane che costituiscono l’ossatura delle zone in espansione, e tutto ciò rimanendo comunque coerenti con l’architettura attuale.

 

Dal punto di vista della sostenibilità, si tratta di concepire l’ordinamento di nuovi spazi in cui confluiscano usi come quelli residenziali, terziari e di attrezzatura e svago, con delle densità che consentano di fare un utilizzo intensivo, limitato e nel contempo sostenibile del territorio.

 

I nuovi interventi nelle città si conformano al modello della città compatta, a densità sufficientemente elevata, in cui la mescolanza di usi costituisce una delle principali premesse, in modo da generare quartieri equilibrati nei quali si armonizzino residenza, svago e lavoro.

 

Alcuni esempi del passato, come i porti di Barcellona, Buenos Aires o Genova, negli anni ‘90, hanno creato waterfront con soli usi di svago, commerciali o culturali. Usi che sono lontani dal concetto originario di città. Questi esempi rappresentano degli interventi incompleti; non hanno migliorato lo spazio urbano, perché non vi è totale integrazione, né i risultati economici sono stati quelli che si prevedevano. Il finanziamento non era totalmente privato, cosa che ha creato difficoltà alla pubblica amministrazione. In molti casi non si è neppure rispettata l’architettura.

 

Oggigiorno, per fortuna, vi è un diverso modo di vedere l’integrazione fra città e porto. Interventi come quelli del Masterplan “Grao” nel porto di Valencia, l’intervento ad Almada di Richard Rogers, nel porto di Lisbona, o l’integrazione del porto di Amburgo di Gerkan Marg and Partners, in Germania, o come il caso della Spezia, che illustriamo, sono esempi di progetti facenti parte di una concezione nuova e moderna dell’intervento urbano, basata sul principio della mescolanza di usi, abitare-lavorare-divertirsi, uniti al concetto di integrazione. Terra e Acqua fanno di essi l’avanguardia degli interventi urbani negli spazi da sfruttare.

 

Questa evoluzione morfologica comporta nuovi piani urbanistici per la progettazione delle aree, che si allontana dal classico “zoning”, essendo escludente, e che pone altre sfide più vicine al concetto di sostenibilità e mediterraneità applicata al territorio, inteso come un uso più razionale del suolo, senza inutili sprechi.

 

Su questi terreni, per le loro dimensioni, è possibile impiantare spazi liberi e attrezzature di scala urbana, che hanno l’effetto di icone. In molti casi, solo per il loro stesso impianto, essi possiedono già un carattere proprio (per esempio il porto), in altri si attribuisce loro un carattere a scala urbana, generando aree di centralità.

 

Una di queste aree di espansione, chiaramente ripetitive in molte città europee, è la trasformazione dei porti, come nel caso che ci riguarda. I fronti litoranei sono punti di connessione fra la città e il mare. Sono spazi che, pur essendo urbani, non sono stati utilizzati per la vita urbana, ma per depositi portuali o per aree industriali oggi obsolete. Pertanto, sono spazi che incontriamo attualmente in molte città e che offrono l’opportunità di essere riutilizzati con caratteristiche di sostenibilità, perché sono già stati urbanizzati e non incrementano il consumo del territorio. Questo è il loro vantaggio, sebbene, d’altra parte, costituiscano problemi urbanistici molto complessi e di grande responsabilità per il futuro delle città in cui essi sono impiantati.

 

La trasformazione dei waterfront negli ultimi due decenni ha favorito importanti cambiamenti tipologici nelle città del Mediterraneo. Essi rappresentano un’opportunità per ridisegnare i limiti tra il tessuto urbano e la linea di costa. Questi sviluppi consentono di creare spazi armonici, sotto il profilo fisico e funzionale, grazie alla menzionata mescolanza di usi. Inoltre, questo è il criterio dominante in questi ultimi anni, essendo quello che meglio garantisce la possibilità di vivere in modo più efficiente e soddisfacente.

 

Il germe della trasformazione è un nuovo modo di intendere la pianificazione. Il nuovo modello, questa nuova “maniera di fare”, comporta implicitamente un modo diverso di intendere la città, più umano, introducendo il concetto di Spazio Pubblico, la mobilità, gli spazi verdi, il recupero del patrimonio residenziale costruito, la tecnologia, la mescolanza di attività e la riduzione degli spazi per le auto, dove diventa protagonista il pedone, il cittadino, e dove lo spazio vuoto acquisisce un protagonismo addizionale insieme con i nuovi usi che accompagnano questi spazi.

 

L’intervento sul waterfront è basato principalmente su questi aspetti, sui quali poggia il nuovo modello urbano:

La trasformazione degli spazi pubblici, introducendo grandi spazi verdi e attrezzature urbane, che vanno al di là delle infrastrutture di trasporto e circolazione.

La mobilità, nella quale il protagonismo dell’automobile scompare, pedonalizzando gran parte degli spazi pubblici, compreso un piano di pista ciclabile.

La tecnologia, che apporterà progressi (come è successo con la telefonia mobile o come succederà probabilmente con l’energia elettrica senza fili), vantaggi che consentiranno di dipendere meno dallo spazio pubblico vuoto, come i canali per le reti di servizio, e che quindi offrirà una maggior libertà nel suo utilizzo.

Infine, la mescolanza di attività, con la creazione di spazi in cui si possa abitare, lavorare e divertirsi.

 

Incorporazione di nuove tipologie costruttive.

 

Recupero dell’equilibrio tra quanto costruito e il territorio.

 

Il progetto crea un nuovo tessuto urbano con usi promiscui, residenziali, terziari e commerciali, perfettamente provvisto di attrezzature pubbliche. Il progetto recupera il collegamento tra la città e il mare, per lungo tempo condizionato dalle installazioni portuali, e ridefinisce gli usi dell’area di Calata Paita. Tutto ciò mentre il porto si modernizza e si evolve.

 

Il piano adotta strategie come il tracciato di una nuova linea di costa, la concentrazione delle attrezzature in isole sull’acqua e l’interramento del traffico veicolare in modo che in superficie, intorno alla grande cintura di spazi verdi, predomini l’accesso pedonale al nuovo fronte marittimo.

 

La sostenibilità ambientale e i principi bioclimatici hanno molta importanza nel progetto: l’orientamento e la forma degli edifici sono stati pensati in funzione del soleggiamento e dei venti, della vegetazione e dell’acqua, al fine di ridurre le dispersioni termiche e il consumo energetico.


La ridefinizione del carattere urbano della Spezia si approccia da punti diversi:

1.     dando continuità agli spazi liberi e ai collegamenti di traffico tra la rete viaria esistente e la linea di costa;

2.     aumentando le zone verdi e gli spazi liberi, creando continuità tramite viali e percorsi pedonali;

3.     aumentando il numero di posti di parcheggio;

4.     ricollegando il tessuto urbano al mare, unendo porto e città;

5.     riconvertendo l’area portuale industriale, eliminando la recinzione che separa la città dalla linea di costa, demolendo i vecchi magazzini ed edifici industriali, spostandone le installazioni e occupandone lo spazio liberato;

6.     progettando un’area con identità propria, esteticamente armonica e attraente, una nuova linea di costa;

7.     conservando l’isola davanti a Calata Paita, la costa per nuove attività urbane, come la nuova stazione marittima,

8.     e creando un tessuto urbano di tipologia moderna e con una mescolanza di usi, residenziali, terziari di uffici, hotel, ecc. che consentano di equilibrare l’investimento;

9.     conservando la configurazione originaria di Passeggiata Morin, ma introducendo piccoli chioschi che creino attività e vita, oltre a un incremento della zona verde e dei percorsi pedonali e alla pista ciclabile.

 

In conclusione, si include il concetto di spazio urbano complesso nel quale poter vivere, divertirsi e lavorare in modo armonico affinché lo spazio pianificato, recuperato per la città, sia un luogo con identità propria che contribuisca al progresso.

E in tutto questo processo non si può perdere la scala, né la dimensione architettonica.

 

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La torre rappresenta da sempre un elemento di riferimento e modernità; come già risultava evidente nei quadri futuristi degli anni 30, già nel passato è apparso chiaro lo spirito moderno e innovativo della Spezia, quando è diventata culla della modernità.

Anche oggi si vuole dotare La Spezia di un simbolo di modernità, evidenziato dalla torre che ospiterà un hotel, uffici e un centro congressi. Invece, con la configurazione della zona residenziale si preserva la tradizione.

Il masterplan combina nuovo e moderno, ma basandosi sempre sulla qualità architettonica, funzionale e ambientale.

Desideriamo puntualizzare che il masterplan serve per delineare alcune direttrici sulle quali poggerà in futuro il progetto definitivo, per questo motivo lanciamo questa sfida così importante.

 

Nel documento di pianificazione definitiva si garantirà che le riserve del suolo pubblico a uso popolare soddisfino i più rigorosi requisiti stabiliti per le riserve dalla pianificazione attualmente in vigore.

 

In definitiva, il nuovo waterfront della Spezia accoglierà 3 funzioni destinate a potenziare il turismo nella zona: crociere, hotel/congressi e svago/intrattenimento.

I saggi dicono che il progresso futuro della società consisterà nell’integrare intrattenimento e conoscenza: dobbiamo procedere in questa direzione. Si tratta, cioè, di introdurre una variante al turismo tradizionale delle vecchie città italiane: il turismo commerciale e di affari, di congressi, ecc. che consenta di guidare il progresso in Liguria e di crescere lungo l’asse-corridoio Mediterraneo – Europa centrale. Un polo logistico e commerciale diretto dal Porto della Spezia, che la città e questa bellissima regione mediterranea si meritano."


Grazie.

 

JOSÉ-MARÍA TOMÁS LLAVADOR architetto